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Lavoro e Previdenza: Studi professionali, incendi e primo soccorso: come gestire le emergenze | Ipsoa

Lavoro e Previdenza: Studi professionali, incendi e primo soccorso: come gestire le emergenze | Ipsoa

Negli studi professionali si possono verificare situazioni legate ad eventi diversi dagli accadimenti di tutti i giorni, quali gli incendi o le emergenze sanitarie, che vanno gestite nel rispetto di precise regole e procedure. Tali regole impongono al datore di lavoro dello studio professionale di adottare tutte le misure necessarie per la prevenzione degli incendi, per l’evacuazione dagli ambienti di lavoro, nonché per i casi di pericolo grave ed immediato e di organizzare il servizio di primo soccorso. Quali sono le attività e gli obblighi previsti?

 
L’emergenza è un fatto, una situazione, una circostanza che non è usuale sul luogo di lavoro e che può generare rischi per i lavoratori, in cui occorre applicare le disposizioni che sono contenute agli articoli 43 e seguenti del TU sulla sicurezza sul lavoro (d.lgs. n. 81/20089. Tali norme impongono al datore di lavoro dello studio professionale di adottare tutte le misure necessarie ai fini della prevenzione incendi, dell’evacuazione dagli ambienti di lavoro nonché per i casi di pericolo grave ed immediato e di organizzare il servizio di primo soccorso.

Nomina degli incaricati

Innanzitutto, il titolare dello studio deve designare alcuni lavoratori incaricati di:
– far rispettare le prescrizioni dirette ad evitare gli incendi e a contrastarli in caso di insorgenza;
– organizzare l’evacuazione dai luoghi di lavoro di coloro che sono esposti a pericolo grave ed immediato;
– eseguire le operazioni di salvataggio e di primo soccorso.
Tali lavoratori non possono, se non per giustificato motivo (es.: ragioni di salute) rifiutare la designazione e devono, tenuto conto delle dimensioni ovvero dei rischi specifici dell’ufficio:
– essere adeguatamente formati;
– essere in numero sufficiente;
– disporre di attrezzature adeguate;
In concreto ciò significa che nelle realtà di ridotte dimensioni o con scarsi livelli di rischio – come per la maggior parte degli studi professionali – lo stesso lavoratore può essere incaricato dell’attuazione sia del primo soccorso che della prevenzione incendi, mentre negli uffici più grandi potranno essere nominate “le riserve” per far fronte alle ferie o ad eventuali malattie.
Infine, va sottolineato che, a seguito di una recente modifica normativa introdotta in materia di salute e sicurezza in sede di attuazione del “Jobs act”, il datore di lavoro può anche far parte delle “squadre” di emergenza, a condizione che frequenti i corsi di formazione obbligatori per coloro che rivestono tale ruolo.
In tutti i casi ogni scelta dovrà essere adottata dal datore di lavoro dello studio tenendo adeguatamente conto dell’organizzazione del lavoro (si pensi, ad esempio, al lavoro a turni, all’orario flessibile o alla presenza di lavoratori a tempo determinato) evitando che vi sia “scopertura” dei ruoli chiamati a gestire le emergenze.

Primo soccorso

Le attività in materia di primo soccorso devono essere affidate a soggetti (uno dei quali può, come appena evidenziato, essere il datore di lavoro) in possesso di determinate caratteristiche e conoscenze.
Le procedure di primo soccorso aziendale, le caratteristiche ed il numero delle attrezzature di primo soccorso nonché i requisiti della formazione specifica del personale addetto al primo soccorso sono individuati dal d.m. 15 luglio 2003, n. 388. Tale decreto individua le misure di primo soccorso obbligatorie per le aziende in base ad una precisa classificazione che permette – salvo eccezioni derivanti dalla particolare natura delle attività in concreto svolte dallo studio professionale e che qui non si possono ovviamente prevedere – di inquadrare gli studi professionali come aziende di gruppo B ove abbiano tre o più lavoratori oppure come aziende di gruppo C ove abbiano meno di tre lavoratori.
Sia negli studi di gruppo B che negli studi di gruppo C è richiesto che vi sia “un mezzo di comunicazione idoneo ad attivare rapidamente il sistema di emergenza del Servizio Sanitario Nazionale” (nella normalità dei casi è il telefono dello studio), mentre negli uffici con 3 o più lavoratori è necessario disporre di una “cassetta di pronto soccorso” con dotazioni maggiori rispetto al “pacchetto di medicazione” che deve essere comunque presente negli studi con meno di tre lavoratori. Il contenuto sia della “cassetta di primo soccorso” che del “pacchetto di medicazione” è specificamente indicato in allegato al citato d.m. n. 388/2003.
I lavoratori designati per le attività di primo soccorso devono frequentare, a cura e spese del datore di lavoro dello studio professionale, un apposito corso di formazione di durata (prevista analogamente per le aziende di gruppo B e C) complessiva di 12 ore, nelle quali si forniscono al lavoratore nozioni di base e operative (es.: come operare una respirazione c.d. “bocca a bocca”) da applicare ove insorgano in studio situazioni di emergenza di tipo sanitario (es.: un malore di un addetto). Quanto alle modalità e ai tempi dell’aggiornamento di tale formazione la normativa vigente dispone che: “La formazione dei lavoratori designati andrà ripetuta con cadenza triennale almeno per quanto attiene alla capacità di intervento pratico”.

Antincendio

I criteri generali di sicurezza antincendio da garantire nei luoghi di lavoro sono concretamente “declinati” dal d.m. 10 marzo 1998 il quale ha imposto a tutte le aziende, pubbliche e private, di individuare ed applicare misure antincendio relative alla messa “a norma” dei luoghi di lavoro ed alla stessa organizzazione del lavoro. Tale provvedimento richiede al datore di lavoro di tenere in efficienza i locali di lavoro, di munirli di adeguati dispositivi (gli estintori, da manutenere con regolarità) per estinguere un incendio e di adeguata segnaletica.
Il datore di lavoro dello studio dovrà, poi, adottare tutte le misure organizzative e gestionali per ridurre al minimo i rischi da incendio e per garantire l’efficienza degli interventi in caso di emergenza, le quali devono essere parte integrante del processo di valutazione dei rischi ed indicate nel relativo documento, nel quale, ad esempio, occorre rinvenire indicazione del nominativo del lavoratore (o di quello dei lavoratori, ove lo studio sia di ampie dimensioni) addetto al servizio antincendio.
Il d.m. 10 marzo 1998 identifica per gli studi professionali – da considerarsi come luoghi di lavoro “a rischio basso” – un percorso formativo (al quale devono essere soggetti gli incaricati delle attività antincendio, a cura e spese del datore di lavoro dello studio professionale) per complessive 4 ore, inclusive di una parte (di evidente importanza) di esercitazione pratica.
Quanto all’aggiornamento di tale formazione va detto che non è previsto un obbligo esplicito di aggiornamento periodico del corso antincendio, per quanto l’articolo 37, comma 9 del d.lgs. n. 81/2008 disponga che gli addetti ai servizi di emergenza (quindi, anche gli addetti all’antincendio) devono ricevere un “aggiornamento periodico” della propria formazione. In difetto di una puntuale indicazione della tempistica e dei contenuti di tale aggiornamento rimane a discrezione del datore di lavoro dello studio individuare ogni quanto tempo effettuare i relativi corsi.
Un’indicazione pratica può essere quella di fare effettuare il corso di aggiornamento a cadenza triennale (in analogia con quanto previsto per il primo soccorso e con il vantaggio che il lavoratore eventualmente incaricato sia del primo soccorso che dell’antincendio potrà fare i due corsi di aggiornamento nella stessa data) e con un numero di ore corrispondente a quanto indicato nella circolare 23 febbraio 2011 del Ministero dell’interno per le aziende a rischio basso, vale a dire due ore.

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GARUCCIO studio di ingegneria
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